{"id":1424,"date":"2026-03-05T09:33:47","date_gmt":"2026-03-05T09:33:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mediologynetwork.org\/?p=1424"},"modified":"2026-07-17T08:21:23","modified_gmt":"2026-07-17T08:21:23","slug":"cfp-echo-rivista-interdisciplinare-di-comunicazione-linguaggi-culture-societa-n-8-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mediologynetwork.org\/index.php\/2026\/03\/05\/cfp-echo-rivista-interdisciplinare-di-comunicazione-linguaggi-culture-societa-n-8-2026\/","title":{"rendered":"CfP: ECHO &#8211; Rivista Interdisciplinare di Comunicazione. Linguaggi, culture, societ\u00e0 &#8211; n.8\/2026"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La bellezza e l\u2019artificio. Arti, estetiche e vita quotidiana nell\u2019immaginario contemporaneo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La bellezza non risiede pi\u00f9 \u2013 non solo e non tanto \u2013 nei luoghi dove il sistema dell\u2019arte l\u2019ha conservata ed esposta, dal Rinascimento al Novecento. Scorre verso altri bacini semantici rispetto a quelli dei musei, delle gallerie e delle accademie. Sgorga da luoghi improbabili, gocciola tra pratiche, scene e corpi periferici riguardo ai centri nevralgici politici e culturali, impregna forme inimmaginabili dall\u2019intellighenzia artistica di stampo classico \u2013 dalle borracce alle sneakers passando per le sopracciglia fino agli unicorni, agli NFT e ai gattini del web. Nell\u2019epoca dell\u2019iper-visibilit\u00e0, della connessione perpetua e dell\u2019estetizzazione diffusa dell\u2019esistenza, la bellezza sembra aver smarrito il proprio luogo d\u2019elezione senza per questo dissolversi. Al contrario, essa migra, si frammenta, si dissemina: trascura le sedi istituzionali che per secoli l\u2019hanno custodita per infiltrarsi nei territori dell\u2019ordinario, nei flussi digitali, nei margini urbani e simbolici, nelle pratiche quotidiane e nei corpi. Non \u00e8 pi\u00f9 un oggetto raro da contemplare a distanza, ma una condizione atmosferica, ubiqua e instabile, che avvolge la vita sociale, la trasforma e la mette in scena. Il prossimo numero di Echo intende interrogare la metamorfosi contemporanea del bello a partire dalla tensione, sempre pi\u00f9 evidente, tra arte e artificio, tra esperienza estetica e dispositivi tecnici, tra desiderio di autenticit\u00e0 e proliferazione di simulacri. In un mondo in cui immagini, media, algoritmi e oggetti sembrano sovrastare i soggetti, quale statuto assume oggi la bellezza? Che forma assume l\u2019esperienza estetica quando essa si intreccia con reel, meme, filtri, avatar, piattaforme immersive e intelligenze artificiali generative? Che cosa resta dell\u2019arte e del suo pubblico quando la distinzione tra spettatori e creatori si assottiglia fino a dissolversi, lasciando emergere figure ibride di autorialit\u00e0 diffusa e partecipazione performativa? Lontano tanto da nostalgie restaurative quanto da entusiasmi tecnofili, la pubblicazione esorta sguardi, ricerche e prospettive in grado di addentrarsi nei territori ibridi in cui si gioca il senso del presente estetizzato. Qui il bello non si lascia ridurre a una categoria del gusto n\u00e9 a un semplice ornamento del mondo, ma si configura come campo di battaglia simbolico, come zona di attrito tra euforia e disagio, incanto e perturbazione, sublime e grottesco. In tale prospettiva, l\u2019artificio non \u00e8 il contrario della verit\u00e0, bens\u00ec una delle sue modalit\u00e0 contemporanee di emersione: una ferita luminosa che espone, svela e insieme disorienta. Le pratiche artistiche, mediali e culturali prese in esame attraversano discipline e linguaggi differenti per restituire la complessit\u00e0 di un paesaggio in cui l\u2019arte non muore, ma si disperde nella vita quotidiana, si ricrea nei gesti minimi, nelle ritualit\u00e0 digitali, nelle estetiche marginali e nei resti. In questa diaspora del bello, la vita stessa, cos\u00ec come il mondo intero, tende a farsi opera, mentre l\u2019opera si trasforma in evento, esperienza, relazione. Lo scopo del numero \u00e8 dunque esplorare le forme attraverso cui la bellezza, oggi, viene abitata, performata e consumata, senza separare le arti \u201calte\u201d dalle culture popolari, n\u00e9 i linguaggi istituzionali da quelli emergenti e underground. Saranno particolarmente apprezzati contributi che adottino prospettive transdisciplinari e transmediali, capaci di leggere l\u2019immaginario contemporaneo come un intreccio di pratiche estetiche, dispositivi tecnici e forme di vita. Il numero accoglie contributi teorici ed empirici, di taglio analitico o sperimentale, provenienti da ambiti quali, innanzitutto, la sociologia dell\u2019immaginario, dell\u2019arte e della comunicazione, quindi la mediologia, l\u2019estetica, la storia dell\u2019arte e gli studi culturali, purch\u00e9 orientati a interrogare la bellezza non come valore stabile e mera categoria del gusto, ma in quanto processo instabile e artificiale, ambiente al crocevia tra arte e vita quotidiana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per maggiori informazioni: <a href=\"https:\/\/ojs.cimedoc.uniba.it\/index.php\/eco\/callpapers\">https:\/\/ojs.cimedoc.uniba.it\/index.php\/eco\/callpapers<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La bellezza e l\u2019artificio. 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